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Termovalvole, da gennaio multe fino a 2.500 €uro

La data non si può dire che non fosse annunciata: il 31 dicembre scade il termine utile, negli edifici che hanno un impianto di riscaldamento centralizzato, per installare i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore. A imporre l’obbligo è una direttiva comunitaria, la 2012/27/CE, che chiede oltretutto la predisposizione di sanzioni efficaci ed esaustive. A sua volta recepita nel nostro Paese dai decreti 102/2014 e 141/2016, quest’ultimo uscito in Gazzetta ufficiale a fine luglio. Complici i ritardi nella definizione della normativa e le conseguenti false aspettative di proroga – non è mai arrivata anche perché comporterebbe un’infrazione da parte del Governo di una disposizione comunitaria – sono molti ancora i condomini che non si sono messi in regola. La corsa dell’ultimo minuto per adeguare gli impianti prima dell’accensione stagionale del riscaldamento (le termovalvole possono essere applicate ai radiatori solo se questi sono scarichi di acqua) ha comportato un eccessivo sovraccarico di lavoro per le ditte specializzate, che non sono riuscite a rispondere a tutte le richieste di intervento, anche e a volte a causa della impossibilità di reperire sul mercato i dispositivi da installare. Il risultato, però, è che dalla notte di San Silvestro chi non è a norma rischia pesanti sanzioni.

Tutti i proprietari di un edificio condominiale, la cui assemblea non abbia deliberato e fatto eseguire per tempo i lavori, sono esposti a un’ammenda che va da 500 a 2.500 euro per ogni unità immobiliare. Importante sottolineare che la responsabilità ricade sui singoli proprietari. «La norma era chiara e prevista da tempo – è perentorio l’ingegner Laurent Socal, presidente di Anta, l’Associazione nazionale termotecnici ed aerotecnici –. Chi non si è messo in regola, dovrà ora farsi carico delle eventuali sanzioni». Il sistema di verifica è lo stesso che regola le ispezioni di efficienza energetica delle caldaie. Ogni anno – nel caso degli apparecchi condominiali, che superano una certa potenza – il manutentore sottopone a un check l’impianto e stila il cosiddetto “rapporto di controllo”, che viene trasmesso alle Regioni. Le ispezioni scattano a campione e sono disposte dalle Province e dai Comuni sopra i 40mila abitanti (e dagli organismi da questi incaricati): le ammende toccano all’ente regionale. Laddove sono attivi i “catasti” che mappano lo stato dell’arte, ovviamente è più facile individuare i palazzi non a norma. «Nei condomini che non si sono adeguati – aggiunge ancora Socal – c’è anche un altro aspetto da considerare e che non è secondario. Gli impianti di questi fabbricati, dal 1° gennaio, di fatto non saranno più conformi alla legge. Ciò significa che decade automaticamente il contratto con il manutentore che abbia assunto l’incarico di terzo responsabile». Cioè colui che, per conto della collettività dei condomini, risponde dell’impianto stesso davanti alla legge.

Il nodo della termoregolazione e contabilizzazione è fra i problemi “bollenti” sul tavolo del nuovo Governo, appena insediato, e del ministro dello Sviluppo economico. Nelle ultime settimane si sono rincorse tante voci, che – nell’impossibilità di una proroga – ventilano soluzioni alternative, come una riduzione delle sanzioni al 5% dell’importo minimo fino alla primavera del 2017 o un posticipo nell’applicazione delle ammende a fronte di irregolarità rilevate. Un’ipotesi che, sulla base delle verifiche effettuate da Casa24 Plus, potrebbe avere qualche fondamento (ed entrare nel Dl Milleproroghe) è che si decida di concedere ai condomini fuori norma la possibilità di autodenunciarsi, pagando una cifra equivalente a un “ravvedimento operoso”. C’è da dire però anche che, per come è impostata la verifica sugli impianti termici, è facile che le situazioni di non conformità inizino a venire al pettine non prima di settembre e ottobre. Cioè quando i manutentori incaricati delle ispezioni verificheranno le caldaie e segnaleranno la cosa nei rapporti di controllo. Quindi, nella pratica, ancora un po’ di tempo per correre ai ripari (a riscaldamenti spenti) c’è. Da evitare, infine, la ricerca di una scappatoia in una relazione tecnica che attesti l’impossibilità pratica o la non convenienza per l’edificio di rispettare l’obbligo imposto dalla direttiva: questa condizione, che pur è contemplata dalla legge, riguarda singoli casi che devono essere accertati con serietà da un professionista. I controlli potranno essere severi anche e soprattutto su questo fronte.

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